METODI D'ESTRAZIONE E CONCENTRATI


COSA CONTENGONO I CONCENTRATI DI CANNABIS ?


I concentrati di cannabis sono composti con origini molto antiche. L'hashish fa parte delle culture mediorientali da tempi immemori anche se negli ultimi anni si sono sviluppate tecniche di estrazione sempre più sofisticate.

Tutti i prodotti che descriveremo di seguito si ottengono separando cannabinoidi, terpeni e flavonoidi dai fiori di cannabis. Questi composti chimici si sviluppano all'interno dei tricomi, le piccole protuberanze resinose che ricropono le infiorescenze ed il fogliame circostante.

Attraverso differenti procedimenti di estrazione è possibile avere un un prodotto finale con un profilo terpenico vario ed una diversa concentrazione di cannabinoidi. E' fondamentale sottolineare che questi due elementi determinano la qualità e la potenza del concentrato.

Per separare i tricomi dal fiore ci sono sostanzialmente due metodi: estrazione con o senza l'utilizzo di solventi.

ESTRAZIONE SENZA SOLVENTI

In questa categoria troviamo tutti i concentrati che si ottengono impiegando proedimenti meccanici come pressione o agitazione, per separare la resina dalla materia vegetale. Anche l'estrazione che prevede l'utilizzo dell'acqua è considerata un metodo senza solventi, dal momento che nè cannbinoidi nè terpeni sono solubili nel liquido.

KIEF

Il kief è il materiale di partenza da cui si ottengono le classiche panette di hashish. La polverina fine e dorata che si accumula sul fondo del grinder e che attraverso pressione e calore viene successivamente trasformata.


Abbiamo trattato nel dettaglio questi argomenti in un articolo sull'hashish e sulle sue tecniche di produzione. Troverete anche una spiegazione su come estrarre l'Ice-O-Lator o Bubble hash, un concentrato ottenuto mediante l'utilizzo di acqua e ghiaccio.



ROSIN

Il rosin è un altro concentrato che si ottiene senza l'utilizzo di solventi, anche se data la sua consistenza assomiglia molto di più ai metodi che descriveremo nel prossimo paragrafo. E' una resina appicicosa dalla colorazione gialla, ottenibile da infiorescenze essicate.

Il procedimento di estrazione richiede l'impiego di pressione e calore. Si può utilizzare una piastra per capelli, avvolgendo le cime di cannabis nella carta da forno e pressandole con le due estremità incandescenti per qualche secondo. Esistono anche apposite presse che permettono estrazioni su larga scala ed un prodotto qualitativamente superiore.

ESTRAZIONE CON SOLVENTI

Le estrazioni con solventi sono sicuramente più difficili da provare in un ambiente domestico vista la pericolosità di queste sostanze. Un solvente è un liquido in grado di disciogliere la componente solida che contiene cannabinoidi e terpeni, i tricomi.

I solventi tipicamente utilizzati per questi procedimenti sono gas butano, gas propano , CO2( anidiride carbonica) e alcol etilico.

BUTANO

Il butano è stato il solvente più utilizzato negli ultimi anni. E' possibile estrarre una vasta gamma di concentrati ed ad un costo relativamente basso. Purtroppo è un gas altamente infiammabile e nelle mani di chimici improvvisati può provocare esplosioni. Considerando che non vi è certezza che i residui inalati non siano cancerogeni ne sconsigliamo l'utilizzo per preparati casalinghi.

PROPANO

Il propano è molto simile al butano ma, nonostante sia comunque infiammabile, sembra essere innocuo per la salute. Data la bassa temperatura di evaporazione permette di mantenere più intatto il profilo terpenico. Questo gas permette di estrarre solo alcuni tipi di concentrati che differiscono tra loro per la consistenza e non per la qualità finale del prodotto. Come vedremo, alcune categorie di estratti prendono il nome in base all' aspetto che hanno, anche se viene utilizzato lo stesso solvente per ricavarli.

ALCOL

I componenti della cannabis sono solubili in alcol. L'etanolo, più comunemente conosciuto come alcol etilico, è infiammabile ma è anche il più facile da maneggiare tra quelli citati sopra. Se volete provare un estrazione con solvente è la soluzione giusta da cui iniziare.



LA CO2 SUPERCRITICA

La CO2 supercritica utilizza l'anidiride carbonica come solvente d'estrazione. L'aggettivo "supercritica" indica che il solvente possiede uno stato in parte liquido ed in parte gassoso. E' largamente utilizzata in ambito industriale e oltre a non essere assolutamente tossica nè infiammabile, il procedimento in cui viene impiegata è ecologicamente sostenibile e rinnovabile. L'unico svantaggio è la necessità di utilizzare complessi macchinari da personale specializzato, aumentando notevolmente il costo del prodotto finale.






BHO (Butane